lunedì 12 ottobre 2009

Che cosa c'entra mai con la pace la posizione di Obana nei riguardi dell'aborto?

Secondo  l'Osservatore Romano, il Nobel per la pace assegnato al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, "ha colto tutti un po' di sorpresa" perché "sarebbe difficile definire il presidente un pacifista a tutto tondo". Le perplessità sarebbero anche da attribuire alla politica di Obama "oscillante nei confronti dei grandi temi bioetici", a partire dall'aborto. Ora, si può essere d'accordo sul fatto che assegnare il Nobel per la pace al presidente di un Paese che spende in armamenti quasi quanto spendono tutti i Paesi del mondo messi insieme, possa suscitare perplessità,  ma che cosa c'entra mai con la pace la posizione di Obana nei riguardi dell'aborto? Gli aborti clandestini, la morte di tante donne costrette a ricorrere a paramedici e a «mammane» sono la pace? Il carcere per chi fa abortire e per chi abortisce è la pace? L'autore dell'articolo ricorda poi le ripetute vane candidature al premio di Giovanni Paolo II. Ma non sarà che il premio a Karol Wojtyla non fu assegnato proprio per le sue posizioni nei riguardi dei temi bioetici e segnatamente dell'aborto? Giovanni Paolo II aveva sostenuto la sua brava "guerra" contro la legalizzazione dell'aborto. Così scriveva nell'Enciclica Evangelium vitae: "Il fatto che le legislazioni di molti Paesi...abbiano acconsentito a non punire o addirittura a riconoscere la piena legittimità di tali pratiche contro la vita è insieme sintomo preoccupante e causa non marginale di un grave crollo morale". Il Papa si lamentava per il fatto che lo Stato non "punisse", e  che addirittura fornisse gratuitamente strutture sanitarie. Ma non basta. Nella stessa Enciclica metteva sullo stesso piano l'omicidio, il genocidio, l'aborto e l'eutanasia. Dimenticava che ricorrere all'aborto o all'eutanasia per necessità o per disperazione non significa odiare la vita né il prossimo, perpetrare omicidi e genocidi, significa odiare la vita e odiare il prossimo. Forse la differenza sfugge anche all'autore dell'articolo sull'Osservatore.
 
Renato Pierri

martedì 18 agosto 2009

Adesione appello IRC

Da insegnante non posso far altro che appoggiare il vostro appello poiché
sono stata discriminata nella fase di reclutamento rispetto ai colleghi
dell'IRC e, benché ora sia di ruolo, sono ancora discriminata nel
trattamento economico (anche se insegnano alle medie i colleghi IRC hanno
stipendi equiparati alle scuole superiori).

Grazie
distinti saluti
Sonia Rolt Scurano (PARMA)

lunedì 17 agosto 2009

Adesione alla sentenza del tar ed al vostro operato

Approviamo fortemente il vostro operato per una scuola laica. Grazie per le vostre attività e vi appoggiamo pienamente.
Speriamo di farcela ad avere una scuola laica, pubblica e moderna.
Io ho un figlio di sei anni - non battezzato - , già esonerato all'ASILO dall'ora di religione (erano in tre) e da settembre esonerato dalle DUE opre di religione delle elementari. Sto già affilando le armi (alla scuola cercano di dissuadere dall'esonero).
I miei genitori non ci hanno battezzato, ma allora era il 1968 è c'era più coraggio nell'affermazione delle proprie opinioni
Grazie Elisabetta Di Piazza

P. s. aderiscono al mio appoggio
Francesco Stolzi - compagno - impiegato
Wanda Soldateschi - madre - insegnante in pensione
Aldo Di Piazza - padre - insegnante in pensione
Alessandro di Piazza - fratello - infermiere
Giampaolo di Piazza - fratello - psichiatra

domenica 16 agosto 2009

Bene la sentenza del TAR, ma la scuola deve essere veramente pluralista

Gli insegnanti di religione cattolica (IRC) non possono partecipare a
pieno titolo agli scrutini e i crediti formativi acquisiti per la
frequenza dell'IRC non valgono. Questo, in sintesi, è il contenuto
della sentenza del TAR del Lazio. Detta sentenza riconosce un dato di
realtà: cioè che l'IRC è un insegnamento confessionale (anche se
blindato ai sensi del Concordato e pagato coi soldi di TUTTI i
contribuenti!) e come tale non può rientrare nel giudizio complessivo
di un alunno della scuola pubblica e statale.
La sentenza pone dei legittimi paletti all'invadenza della chiesa
cattolica nella scuola dello stato e dà una scossa all'acquiescenza
della politica alle rivendicazioni della stessa nelle istituzioni
pubbliche.
Bene ha fatto il TAR a difendere un elementare principio di laicità
dello stato. Ma non basta. Resta l'anacronismo storico, giuridico e
culturale dell'IRC: un insegnamento confessionale in una scuola
pubblica e pagato dallo stato.
Le religioni non hanno bisogno di posizioni di privilegio sociale o di
rendita di potere. In un quadro di libertà religiosa compiuta, la
laicità è il sistema che rispetta la distinzione tra sfera dello stato
e sfera delle confessioni religiose. Quando nel nostro Paese si
faranno altri passi in avanti in questa direzione?

Roma, 13 agosto 2009

Alleanza Evangelica Italiana
Vicolo S. Agata
00153 Roma
www.alleanzaevangelica.org
ufficio.stampa@alleanzaevangelica.org

giovedì 13 agosto 2009

Re: Comunicato stampa. TAR Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l'ora di religione

Grazie, sono pienamente d'accordo!

Mina Welby

RE: Comunicato stampa. TAR Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l'ora di religione

Con questa sentenza si è acceso un raggio di luce nelle tenebre.
Teniamo duro.

Paolida Carli (docente - Genova)

sabato 1 agosto 2009

Una donna non è una lavatrice

Monsignor Fisichella e monsignor Sgreccia si sono pronunciati contro l'uso della Ru-486. La Chiesa è contro l'aborto, e poiché la pillola abortiva sembrerebbe rendere l'aborto meno doloroso e meno complicato, teme che le donne abortiscano con maggiore facilità. Il che significa: è bene che l'aborto sia complicato e doloroso, anzi meglio sarebbe che fosse complicatissimo e dolorosissimo, così da scoraggiare le donne, e costringerle a portare avanti una gravidanza indesiderata. Il pensiero che una donna possa mettere al mondo un figlio solo per la paura di soffrire abortendo, non turba la coscienza degli uomini della Chiesa.
Si dà il caso che la mia ragione e la mia coscienza di credente non coincidano perfettamente con la ragione e la coscienza della gerarchia ecclesiastica. E così anch’io sono contro l'aborto, ma non contro l'aborto necessario. E nessuno può negare che esistono casi in cui portare avanti per forza una gravidanza, significa compromettere la salute e la libertà di una persona. Una donna non è una lavatrice che, una volta programmata, e carica d'acqua e sapone, deve in qualche modo portare a termine il suo ciclo.
Si può obiettare che nel grembo della donna c'è un essere in via di sviluppo, e non acqua e sapone. Ma è necessario scegliere il male minore. Un caso esemplare è la gravidanza a seguito di stupro, soprattutto se si tratta di una ragazza minorenne, o addirittura di una bambina. In questo caso la salute psichica e fisica della bambina è una priorità assoluta. Esistono casi in cui si ricorre all'aborto per senso di responsabilità, ed anche per amore. E' ingiusto che una donna, come qualsiasi animale, possa concepire un figlio a prescindere dalla sua volontà, ma la natura non conosce la giustizia.
Alle volte gli uomini della Chiesa seguono la natura anziché seguire Cristo.

Miriam Della Croce

venerdì 26 giugno 2009

Insegnamento della religione cattolica nella scuola

Salve!
Sono una mamma che ha partecipato al convegno del 23 aprile alla Facoltà Valdese.
Ho seguito con molto interesse i vari interventi, tra cui quello di Maria Mantello.
Mi è piaciuto l'invito all'abolizione del concordato, ma poi purtroppo ho letto che è praticamente impossibile.
Ho un bimbo al primo anno di scuola materna e credo che sia proprio importante l'appello per una scelta consapevole, anzi tale appello andrebbe pubblicizzato bene ogni anno. Credo sia utile avere a disposizione l'articolo 9 nella sua completezza, così da evitare 'ignoranze' sia da parte dei genitori che da parte delle scuole. Questo è quello che si può fare da subito per cominciare almeno ad opporsi al concordato (visto che la sua abolizione è difficile). Ritengo particolarmente importante che non ci sia insegnamento religioso nelle scuole dell'infanzia poiché i bimbi sono piccoli, alla prima esperienza nella scuola e molti genitori non se la sentono di 'emarginarli'.
Insomma, spero che ci si possa sentire e magari rivedere per trovare una via percorribile di questi tempi.
Saluti
Gianna Foschi

sabato 6 giugno 2009

Urge lieve ingerenza...

Caro direttore, credo che mai come in questo periodo nel nostro Paese i valori cristiani siano stati messi da parte, se non calpestati. Per fortuna a favore degli emarginati, sempre più emarginati, si leva ogni tanto la voce della Chiesa. Ma fa abbastanza? Quando si prospettava la possibilità del riconoscimento legale tra persone omosessuali, la Congregazione per la Dottrina della Fede scriveva: "Nel caso in cui si proponga per la prima volta all'Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge" (Documento del 28 marzo 2003, approvato da Giovanni Paolo II e firmato dal cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto, e da Angelo Amato, Segretario.). Una vera ingerenza nello Stato. Un paio d'anni dopo, in occasione del referendum sulla procreazione assistita, la Chiesa invitava apertamente i fedeli ad astenersi dal voto. Altra ingerenza. Non sarebbe urgente oggi fare un altro piccolo strappo alla regola? Un pacato invito ai parlamentari cattolici a non approvare leggi che calpestano il Vangelo, e ai fedeli a non votare per chi quelle leggi approva?

Attilio Doni
Genova